Indigenza Artificiale

La generazione di codice è uno dei compiti più tediosi che siano stati inventati.

Oggi lo è un pelo meno perché i linguaggi sono stati migliorati diventando sempre più espressivi e amichevoli, almeno rispetto al codice macchina o all’Assembler, ma un pelo meno lo è.

Resta il fatto che scrivere codice è pallosissimo e sembra, nei fatti, qualcosa di molto simile al lavoro in miniera. È un pelo diverso, un pelo grosso, ma un pelo.

In realtà quello che fanno bene gli esseri umani, e che poi alla fine è la parte divertente del rapporto coi computer, è analizzare un problema. Quella è la parte meno pallosa del tutto, quella più creativa, quella più gratificante. Finita l’analisi, passarla a qualcuno perché la volga in codice segna la fine delle cose umanizzanti.

Non sorprende, quindi, che la generazione di codice possa essere demandata ad una macchina attraverso dei modelli di generazione di testi (quelli che il marketing chiama AI o vibe coding). Quando sentite dire che chiunque potrà, o già può, scrivere un’applicazione senza saper programmare vi stanno dicendo due cose: la prima è che la parte meno umana del processo di programmazione di una macchina, ovvero lo scrivere codice, la può fare un’altra macchina.

La seconda è che non dovete imparare a programmare le macchine, ovvero a fare l’analisi dei problemi. Detto in altri termini, che i soldi che avreste speso per studiare (ovvero per migliorarsi) e imparare a fare l’analisi dei problemi, li date a qualcuno che vi vende un generatore di codice.

Sapete quella storia dell’insegnare a pescare o dare un pesce a qualcuno? Ecco vi stanno vendendo il pesce.

Autore: eDue

Bieco illuminista