Sognando ad occhi azzurri (Miss)

Sarà che tutti abbiamo nostalgia di quello che avremmo voluto essere in passato, ma a me sembra che le miss Italia di qualche anno fa, fossero di quelle persone che non si dimenticano.

Chessò, una Anna Kanakis.

Alcune le ricordiamo solo per il colore della pelle, altre per un bel sorriso, un bel culo, una dichiarazione spontanea in mezzo a tanto cerone; come che sia alcune le ricordiamo.

Sarà.

Ma oggi, in mezzo a tanta insipeinza in grande serie, il messaggio che passa è:

La miss coi capelli corti

E’ triste.
Ma è molto rappresentativo di questo paese o, forse meglio, paesone.

Il sogno che coltivavamo da adolescenti con macchiette improvvisate ed idealiste, era che un mattoncino qualunque si ribellasse (nonviolentemente) al suo sistema, ad esempio dando di matto.

Nel caso di Miss Italia, sognavamo che le dichiarazioni delle concorrenti fossero tutte allineate e coperte del tipo:

“Se dovrei diventare missitaia, vorrei completare i miei studi in sciense politiche e poi aprire un negozio di ricambi per rasoi. Saluto la mia mamma”.

Tutte così, cerbiatte acefale, fino alla nostra candidata ideale:

“Anche da prima, ma ufficialmente dai diciotto in poi, ho sempre fatto la zoccola gratis. Sogno di farne un mestiere ben retribuito. Tanto ben retribuito da durare poco. Se poi iddio me fa la grazia e furmina i miei, buongioco e ho vinto davero”.

Una che si fosse infiltrata sembrando Bambi, ma tirando fuori un rutto in diretta.

Saremo stati degli idealisti, ma noi una così l’avremmo voluta sposare…

R 20110909 2215

Modern Times

Una volta quando leggevo da qualche parte

Fatto a mano

non potevo non pensare che il costo di quell’oggetto fosse il giusto riconoscimento alla sapiente mano che con la sua esperienza faceva un unico, per te, a partire dagli elementi.

Oggi leggere la stessa cosa mi fa pensare che il cinese che c’è dietro costa meno della corrente che occorrerebbe a fare industrialmente quel pezzo.

E viene sempre venduto come artigianato tipico, locale e nazionale.
Lo stesso, in tutto il mondo.

Se te lo dicono che è fatto a mano non è per un riconoscimento sindacale, ma perché ancora c’è gente (tanta) che pensa a Geppetto e compra d’impulso.

Il senso del pisello (Fronte muro)

Non sono riuscito, malgrado l’età, a stabilire se uso il bidet secondo il senso comune.

Finora siamo in bilico, c’è una (buona) forchetta di uno/due punti.

La cosa sul principio mi sorprese, dico il fatto che ci potessero essere diversi usi di un oggetto che secondo me non poteva essere usato altrimenti.

Quindi non sto cercando di capire se lo uso bene, perché lo uso con efficienza, efficacia e soddisfazione quindi secondo norma ISO.
Sto cercando di capire se noi due siamo diversi e basta, ma il mondo è con uno ed uno solo di noi, o se davvero rappresentiamo un campione rappresentativo, ognuno di un 50% del pianeta, almeno di quella parte civilizzata che può/vuole lavarsi lì.

Beh, insomma, io lo uso pisello fronte muro.

Perché così controllo i rubinetti o forse perché a casa dei miei tazza e bidet erano uno di fronte all’altro, il che rendeva naturale trasferirvisi senza rotazioni.

O forse perché…
No, niente.

R 20110524 1900

Le seguenti offerte (Pesce pescato)

Oggi al supermercato, annuncio:

Al banco del pesce potrete trovare le seguenti offerte speciali:
Pesce pescato a quattro euro e novanta
(…)

Ero in effetti in attesa del seguito di

Purea realizzata con patate intere

Ora, mi aspetto che la prossima pubblicità di autovettura reciti “con carrozzeria in acciaio formato, piegato e elettrosaldato, verniciata in un colore a scelta tra quelli disponibili, con numero quattro pneumatici a corredo di altrettanti complessivi cerchio-sospensione-ammortizzatore saldamente fissati. Per tutto luglio, motore compreso nel prezzo.”

R 20111130 1002

Smerders (Già Spammers)

Posto che il pistolino perda qualche colpo, cosa si osserva?
Si osserva che io tromberei come un furetto, vorrei trombare come un furetto, ma non mi viene. OK?!
Quindi “vorrei ma non posso” e non “non vorrei”.

Gli spammer sanno di questa debolezza e la sfruttano per fini di marketing.
Il problema è che non capiscono un cazzo.

Infatti a uno cui il pistolino fa cilecca, scrivono:

Increase your desire!

Eh, n’antro po’…
Io il desire ce l’avrei eccome, è che non me ne faccio nulla.

Chessò, magari “Increase your performance“?

* * *

Oggi, tuttavia la loro idiozia ha fatto il giro e gli sta bussando alle spalle:

Hi,

M E R / D / A
C / A L / S
L E V / T R A
V A L / U M
V / A G R A
X ^ N A X
P R O Z ^ C
S O M ^
A M B / E N

La prima sarebbe “meridia”, credo…

Complimenti.

Ipnotico ma non troppo

Luttazzi ha chiuso il suo blog, perché era troppo frequentato, l’essere frequentato è una forma di potere, lui è un attore satirico, la satira è contro il potere, dunque…

Qui trovate un articolo di Repubblica.it che riferisce di una intervista di Repubblica Radio a Luttazzi, in occasione del suo nuovo spettacolo e della chiusura del blog.

Dunque Luttazzi non è nessuno in particolare, visto che normalmente quando un blog chiude, Repubblica.it intervista l’autore?

Autore che, chessò, essendo un imbianchino che avendo preso un lavoro di titneggiatura di un 4° piano senza ascensore, pensando di non avere il tempo per aggiornare il blog, lo chiude e per questo finisce sui giornali.

Luttazzi avrebbe potuto declinare l’invito di Repubblica, con la stessa pippetta:
“Repubblica è troppo frequentata, la frequentazione è potere, lui è un artista satirico, la satira è contro il potere, dunque no grazie, niente interviste”.

Parimenti non dovrebbe più aggiornare un blog chiuso (invece da ieri c’è il link all’audio intervista a Repubblica.it, in cui spiega che ha chiuso il suo blog, perché era troppo frequentato, l’essere frequentato è una forma di potere, lui è un attore satirico, la satira è contro il potere, dunque…). Poi non dovrebbe fare pubblicità ai suoi spettacoli, perché la gente potrebbe venire a sapere che ci sono ed andarci, il che ne farebbe una persona molto frequentata, cosa che…

Insomma, non poteva dire che partendo per una tournée non aveva tempo di aggiornarlo ‘sto cazzo di blog?
Mi rendo conto, nessuno lo avrebbe intervistato per questo.

Certe forme di comunicazione possono diventare ipnotiche e creare dipendenza; in chi le fa.

Buongiorno, Direttore…

Mettiamo che qualcuno mi intervisti.
Se l’intervistatore anziché chiamarmi per nome e cognome, mi chiamasse per titolo, io per come sono fatto, lo considererei un pupazzo, ma non avrei molto da scandalizzarmi.

Ma il titolo è roba vecchia.
Adesso ci si chiama per incarico.

Ecco che non siamo più un popolo di “dottore” o “professore”, ma di “direttore” e “presidente”.

È una cazzata recente e contagiosa, estremamente virulenta.

Accade che due giornalisti che si darebbero del tu, come è ontologicamente dato tra colleghi, che per il gusto di stimolare la reciprocità, si parlano:

“Direttore, buongiorno”
“Buongiorno, Direttore”

Credo di sapere chi abbia iniziato questa cazzata colossale, ma costui non ha colpa.
La colpa è dell’italiano medio e mediocre, che pur di non essere riconosciuto come un coglione supremo, preferisce essere additato come una figurina qualunque.

Il Grillo natante

Beppe Grillo, un comico, s’incazza quando gli dicono che ha una Ferrari.

Ce l’aveva, ma l’ha venduta.

Beppe Grillo, un comico, s’incazza quando gli dicono che ha una barca.

Ce l’aveva, ma l’ha venduta.

Pensate a come s’incazzano quelli che non hanno mai avuto né una Ferrari e né una barca.

Non tanto per la Ferrari o per la barca in se, quanto per i soldi che ci sono voluti a comprarle, una delle due o entrambe.

Comico, no?!

Dirò che non me frega un cazzo del fatto che qualcuno ha la Ferrari e qualcuno la barca; mi inquieta che nel 2005 c’è gente che non arriva a fine mese, e gente (che spesso ha la Ferrari, e/o la barca e che fa ridere, comico o meno) che pensa che con 512,67 euro/mese si possa vivere.

Non appena qualcuno comincia a discutere di cose serie come queste (che sono il vero problema morale) chissà che la discussione m’appassioni?

R 20010315 1452

Blocco del traffico

Il Blocco del traffico, si fa quando il livello di inquinamento raggiunge livelli pericolosi (in quelli intollerabili viviamo normalmente) per le casse dei comuni.
In quelle occasioni, possono circolare solo i mezzi meno inquinanti e coloro che ne hanno bisogno.

Oggi intorno alla stazione Termini era tutto bloccato, traffico pazzesco.

Perché c’era un raduno di Ferrari d’ogni epoca e di Harley Davidson da tipico suono di scureggia nel bidet pieno, d’ogni epoca.

E c’erano tre carabinieri, di cui uno si esibiva in abili manate sulle macchine (non Ferrari) nel gestire il traffico pazzesco dovuto a un centinaio di persone che hanno bloccato Roma (evidentemente provvisti delle relative autorizzazioni).

Ho pensato a Veltroni, all’ambiente, a Roma.

Ho pensato a Veltroni, perché di meglio non c’è e non ho inteso con questo fare un complimento a nessuno.

Ho pensato all’ambiente, perché per far divertire i Ferraristi che partono rigorosamente sgommando con motori plurifrazionati dal 3.2 in su inquinano davvero poco e rispettano tutti i dettami del codice della strada controllati dai carabinieri, ed ho pensato agli Harleysti, che hanno già la loro punizione sotto il culo.
Ed ho pensato che tutti costoro fossero convenuti a Roma per necessità, e che l’inquinamento che causavano fosse sacrosanto.

E non penso all’inquinamento di UN 3.2 8 cilindri boxer di venticinque anni fa spremuto da semaforo a semaforo per la necessità di soddisfare ego infantili, penso a tutti quelli che come il sottoscritto erano FERMI al centro di Roma col motore in moto tutto intorno. E non lo potevano spegnere per evitare la manata tattica del carabiniere efficiente.

Ed ho pensato a Roma, che oltre ad essere stravolta da mille operette inutili, dalla monnezza che abbonda ovunque e dalle transenne che ne limitano la fruibilità generale per pochi interessi particolari, è tutta grigia di inquinamento e peggiora ogni minuto.

E le mancavano i rampanti di Burago…