Proprietà intellettuale (Un’idea mica è un diamante)

Il Congresso statunitense ha respinto una proposta di rendere più lunghe e più stringenti le proprietà intellettuali, la Commissione europea e l’Europarlamento sono avvertiti.

Le idee non sono diamanti, non sono per sempre.

Da che il mondo esiste, le idee esistono per essere copiate.
Noi in quanto primati, non facciamo altro che imitare ed imitando impariamo.

Ad un certo punto ci si è detto: ma se io ho delle idee, perché non posso viverne?
Risposta: perché dobbiamo viverne tutti.
Domanda: ma se io ho avuto un’idea che mecojoni che idea, e gli altri al massimo cambiano mano per la pippa serale, sarò un po’ più forte io?
Risposta: chissà, magari diffondendo la tua idea, la sera meno pippe.

Eccetera.
Insomma, com’è come non è, hanno inventato il brevetto, ovvero l’attestazione che una certa idea è di un certo ente, che può sfruttarlo in esclusiva per un certo periodo.

Ora, vista col senno di poi, l’idea (quella del brevetto, che chissà se sarà stata brevettata), non è male.
Se lo scopo è quello di favorire l’innovazione, forse il fatto che un altro che voglia fare lo stesso oggetto od un oggetto analogo (o omologo) debba inventarsi una via diversa, non è male. Se invece di aspettare il genietto di turno i pipparoli si mettono a pensare, potrebbero venire fuori altre idee.

OK.

Ma se uno che avuto un’idea nella vita, anche gajarda, poi per tutta la vita non deve fare altro che pippe, l’innovazione dov’è?!
Forse se fosse così l’innovazione sarebbe nel numero di pipparoli ex-pensatori.

Allora chi ha inventato il brevetto l’ha fatto fordista, ed ha aggiunto una postilla: brevetto sì, ma per una ventina/trentina d’anni. Durante i quali, o pippe o idee: cazzi tuoi.
Allo scadere o una nuova idea (la precedente diventa cultura ed è per tutti), o inedia.

Buono.

Due cose:

1) Perché delle idee del trisavolo devono poter vivere anche tutti i parenti per secoli
2) Perché si vuole allungare (fino a 99 anni) il tempo di esclusività?

Fermi, la so la risposta…

L’idea del brevetto è buona, applicata tutta è buona.
Segando una gamba ad uno sgabello che ne ha quattro, non si fa uno sgabello a tre, si fa uno sgabello che finisci col culo a terra. E poi oggi, malgrado tutto, gli strumenti tecnici e culturali a disposizione di tutti sono maggiori, e la popolazione aumenta; quindi il potenziale d’innovazione è maggiore che in passato.

Volendo proprio segare lo sgabello, limiamo la lunghezza di tutte le zampe, accorciandone la durata, e, soprattutto limitiamone lo sfruttamento a chi l’idea l’ha avuta.

Si tratterebbe quindi di considerare la possibilità di

1) ridurne il tempo
2) legarlo all’autore indissolubilmente
3) introdurre finalmente la differenza tra diritto d’autore (inalienabile) e diritti di sfruttamento (CopyRight) nel nostro ordinamento.

Chi portasse avanti queste idee (che non sono tutte mie, le ho copiate) potrebbe parlare a testa alta di innovazione e futuro.

Autore: eDue

Bieco illuminista

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